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.: STORIA
L’attuale Nule, che
nelle antiche carte figura sotto il nome di "Nuèl",
vanta un'antichità di molto anteriore a quella del vicino paese di
Benetutti. Si ha ragione di supporre che la sua fondazione risalga
al periodo ultimo dell'impero di Roma, o per lo meno al primo
medioevo. Già, però, dal periodo neolitico, forse anche da quello
paleolitico il territorio di Nule era abitato da forti tribù, le
quali avevano raggiunto un elevato grado di civiltà. Ciò attestano i
numerosi nuraghi, alcuni dei quali rappresentano l'apice della
perfezione raggiunta nelle costruzioni dai protosardi, come il
nuraghe di Voes, giudicato da
studiosi ed archeologi come uno dei meglio conservati fra quelli
esistenti. Numerose sono, inoltre, le vestigia di antiche
popolazioni, insediatesi poco più a nord, ed ancora visibilissime le
rovine di Bisulvi, a due
chilometri circa da Nule, verso Benetutti.
Nel periodo giudicale apparteneva al Giudicato di Torres ed era
compreso nella curatoria del Montacuto. Dopo l’estinzione della
dinastia giudicale il villaggio fu a lungo conteso tra Arborea,
Doria e i Pisani che amministravano il Giudicato di Gallura. Nel
1339, conquistata la Sardegna dagli aragonesi, entrò a far parte
delle concessioni fatte da Pietro IV al Giudicato di Arborea; in
seguito fu di fatto annesso a quest’ultimo. Nel corso dei secoli
successivi fece parte del grande feudo concesso alla famiglia dei
Centelles, poi passò ai Borgia, quindi ai Pimentel e infine ai
Tellez Giron cui fu riscattato nel 1838. Nel 1821 fu compreso nella
provincia di Ozieri. Nel 1848 abolite le province entrò a far parte
della divisione amministrativa di Sassari. Nel 1859 fu ricostituita
l’omonima provincia alla quale dal quel momento Nule fu legata.
RIPERCORRIAMONE LA STORIA……
IL TERRITORIO
Le tracce rinvenute
nel territorio di Nule attestano la presenza o il passaggio dell’
uomo a partire sin dal paleolitico inferiore (30.000 10.000 a.C.). La
testimonianza di ciò è data dal ritrovamento casuale nella zona di
Còrvula di un manufatto, una
amigdala di selce, nel
1978.
Al paleolitico
segue una fase chiamata mesolitico
(10.000-6.000 a.C.). Nel periodo
ancora successivo chiamata neolitico (6.000 2500 a.C.)
si assiste allo sviluppo dell’agricoltura, dell’allevamento e delle
prime attività artigiane. L’uomo neolitico pratica il culto dei
defunti. Risalgono a questo periodo i primi monumenti megalitici in
particolare i menhir, il
dolmen e i betili. Sempre in questo periodo
si sviluppa in Sardegna la coltura delle domus de janas. Il
territorio di Nule si presenta ricco di tracce di presenza
neolitica. In alcuni siti sono state trovate macine con pestelli e
microliti di selce e ossidiana. Discreta la presenza di dolmen (Santu
Lesèi, Taspìle e
Mialibèngo), betili (Santu
Leseì, Isporo
Sisine e Istelai
Voes)
è in misura minore menhir (Terrasole e Istelai).
Le
culture presenti a Nule nel periodo sono quelle di
Bonuighinu
e San Michele di Ozieri, quest’ultima è quella che ha
avuto la più ampia diffusione in Sardegna. L’influsso di queste
culture a Nule è riscontrabile nei pezzi di ceramica e nei frammenti
di ossidiana. L’uso di procurasi recipienti per conservare alimenti
liquidi e solidi si diffuse proprio nel neolitico. Nel territorio di
Nule non sono presenti le tipiche tombe di questo periodo, cioè le
domus de janas, che di solito accompagnano gli insediamenti. Le
possiamo trovare nei vicini comuni di Benetutti (molimentos)
e Anela (sos
furrighesos).
L’età del
bronzo. Questo periodo si caratterizza dalla scoperta del
bronzo, costituito dalla lega rame-stagno, un prodotto più
resistente del rame, facilmente fusibile e malleabile. Col bronzo si
fabbricano armi come spade, lance, asce e corazze. In diverse
regioni del mediterraneo l’uomo raggiunge un alto livello culturale,
testimoniato dall’architetture, dalle arti figurative e dalle
strutture sociali che riesce a darsi. In Sardegna si afferma un
felice esempio di civiltà, quella nuragica. La presenza di 18
nuraghi colloca Nule nell’aria di alta densità nuragica: un
territorio densamente popolato un rapporto alla popolazione di quel
periodo. Il più importante e quello di Voes la cui
costruzione è periodizzata nel bronzo recente (1200-1000°.C) nel
periodo di massimo splendore della civiltà nuragica, rappresentato
da “Su Nuraxi” di Barumini, “Losa” di Abbasanta e “Santu
Antine” di Torralba.
Il periodo
fenicio-punico. I segni della cultura fenicio-punica a Nule
sono costituiti esclusivamente da frammenti di ceramica conservati
nelle località di S’Agara,
Isporo, Tolidda e
Nuraghe Voes. Si tratta di parti minuscole di recipienti
realizzati con impasti molto raffinati, lavorati al tornio di colore
rosso, il pezzo più significativo è il frammento di ceramica
rinvenuto all’interno del Nuraghe Voes: si tratta un pezzo di
ceramica molto fino e compatto, esternamente molto levigato e con
chiari segni della lavorazione a secca. Appartiene alla parte più
espansa di un recipiente e reca un segno orizzontale di vernice
rossa. Al momento del ritrovamento era asciutto e ricoperto di un
sottilissimo strato di polvere biancastro impalpabile cioè di
cenere. Si ritiene perciò che si tratta di frammento di un vaso
usato come urna cineraria. La banda rossa non fa che ricordare il
colore del sangue e quindi è un richiamo alla vita che continua al
di là della dissoluzione dell’involucro corporeo. Se per la ceramica
sembra abbastanza agevole la attribuzione all’area culturale
fenicia, molto più problematica si prospetta l’impresa per recupera
tracce puniche nell’ambito linguistico o toponomastico.
Periodo
romano. L’attuale territorio di Nule non venne attraversato
dalle grandi vie romane di comunicazione, ma soltanto, dalle vie
interne secondarie. I segni della presenza romana sono costituiti da
frammenti di ceramica, di embrici e da monete che vanno dal periodo
repubblicano a quello imperiale. Non esistono a Nule per l’epoca in
esame strutture architettoniche ma solo residui di cultura
materiale. Un discorso a parte è quello delle monete. Sono diverse
le località del territorio in cui sono state ritrovate monete di
epoca romana. Le località più interessanti sono state
Osusule
e Nuraghe Voes. Nel primo caso monete di età repubblicana,
nel secondo di età imperiale. In Sardegna alcune zone furono
intensamente romanizzate; altre meno, come la zona che comprendeva
le “Civitates Babariae”: quest’ultima zona aveva confini più ampi
rispetto alle odierne Barbagie tanto che si parlava anche di una
“Barbagia di Ogliastra” e di una “Barbagia di Bitti”. Il territorio
di Nule confina proprio con quello di Bitti e Orune ed è, sotto
quest’ottica, da considerarsi “montagna”. |
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